Il titolo di questo scritto deriva da un'osservazione di Richard Ingersoll a proposito della periferia italiana: «Negli ultimi due anni sono stato in molte città italiane per partecipare a convegni di urbanistica. Nello stesso periodo ho anche visitato città in altri paesi, Città del Messico, Caracas, Cairo, Gerusalemme, Lille, Almere, Vitoria, Shangai, Pechino. La conclusione più estrema a cui sono arrivato è che l'Italia intera, una delle più apprezzate culture urbane del mondo, sta diventando una unica città diffusa».
La città continua è un'espressione che contiene in sé un paradosso utile tuttavia per mettere a nudo una "paura segreta" che alberga nella coscienza collettiva che è quella di una generale trasformazione del paesaggio naturale in paesaggio artificiale; inoltre, la frase contiene nelle sue pieghe un bagliore di verità che accende di luce improvvisa l'immagine ansiosa che turba chi si occupa della città, o semplicemente vive in essa. Rispetto a questa realtà, su cui nel tempo si è andata formando un'ampia letteratura, si può prendere coscienza, o ignorare il problema che rappresenta.
E' come un male oscuro che erode l'integrità di un organismo e ne blocca le funzioni vitali; ma, spesso, pur avendo consapevolezza di questo si preferisce rinviare nel tempo le gravi decisioni da prendere per tentare d'invertire l'azione di tale negativo processo, preferendo scegliere la passiva accettazione di un andamento trasformativo strisciante e assolutamente incontrollato.

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